ECCO QUANDO PUOI ESSERE PESSIMISTA

frecce-direzionali-gialle-con-l-ottimismo-ed-il-pessimismo-di-parole-39911648Quando si parla di mentalità e comportamenti, nessuna affermazione è vera sempre e comunque: ecco perché nel mio post sull’ottimismo specificavo che, in alcuni casi, si può (o forse sarebbe doveroso) essere pessimisti.

Mi rifarò nuovamente alle riflessioni di Martin Seligman, ormai considerato uno dei più influenti psicologi viventi; inoltre chiamerò in causa un filosofo che spesso si è occupato di felicità: Alain De Botton.

In quali circostanze è consigliabile essere pessimisti allora?

Secondo Martin Seligman un po’ di sano pessimismo è un ingrediente fondamentale dell’ottimismo flessibile, una carta da giocarsi in determinate situazioni: quelle in cui si mette a repentaglio la propria e altrui salute e/o benessere economico: amministratori finanziari, ingegneri che curano la sicurezza, piloti d’aereo, genitori che devono scegliere se portare dal dottore un figlio con una strana tosse, psicologi alle prese con persone dalle smisurate manie di grandezza… Una persona che ricopre uno di questi ruoli deve considerare le ipotesi più fosche e agire anche sulla base di queste.

Insomma, è opportuno saper indossare l’abito del pessimista, a patto di capire quando ci si può cambiare e rimettere i panni più comodi e benefici dell’ottimista.

Secondo De Botton l’altro ambito in cui in parte è opportuno essere sobriamente pessimisti è l’amore. Il filosofo svizzero sostiene che alla base dell’insoddisfazione amorosa ci sia la convinzione dell’esistenza dell’anima gemella, una convinzione ottimistica che sopravvive nei secoli contro ogni evidenza, portando tante persone a cambiare partner all’infinito, o a non trovarne. L’anima gemella, con cui si realizzerebbe l’incastro perfetto, non esiste, scegliere di accettare i difetti del partner che non digeriamo (cosa che probabilmente vale pure per lei/lui), e costruire una relazione anche sull’accettazione delle differenze, è uno degli ingredienti che portano a una felicità condivisa.

La parola d’ordine è sempre flessibilità, cioè capacità di guardare alle cose con lenti diverse, più ottimistiche o più pessimistiche, in base alle circostanze, cambiando le lenti anche più volte nel corso della stessa giornata. 

Non è facile se non si è abituati, il Coaching aiuta molto in questo senso, a patto di rivolgersi, è appena il caso di ricordarlo, a professionisti che per primi promuovano questa flessibilità e non propongano formulette solo all’apparenza buone per tutte le stagioni.

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