BUONI PROPOSITI D’INIZIO SETTEMBRE: COME FORMULARLI PER REALIZZARLI

buoni-propositi-2Spesso il ritorno dalle vacanze estive diventa, più dell’inizio dell’anno, l’occasione per porsi dei nuovi obiettivi. Tuttavia, quanto spesso poi i buoni propositi vanno in fumo? E perché?

Innanzitutto bisogna interrogarsi sul perché si decide di avere proprio determinati obiettivi: dopo aver scritto di getto i vostri buoni propositi, provate a chiedervi:

  • “I motivi che mi spingono ad avere questo obiettivo hanno a che fare con potenzialità che sento di poter liberare, e con i miei valori e desideri?” (la risposta dovrebbe essere, ovviamente, si! ma non è affatto scontato, vedi punto sotto)
  • “Quanto il fatto di avere questo obiettivo dipende dalle convinzioni che circolano nel contesto che mi circonda -famiglia, amici, mass media e valori della mia realtà socio-culturale?” (la risposta dovrebbe essere o “per niente” oppure “abbastanza, MA sono consapevole dell’influenza del contesto, E mi sento pienamente allineato rispetto ai valori che mi propone)

Diamo per scontato ora che gli obiettivi che scegliete, dunque, siano davvero autentici, cioè allineati ai vostri valori, desideri, potenzialità.

Come è fatto un obiettivo ben-formato?

Per capirlo, introduciamo una distinzione: quella tra obiettivo-risultato e obiettivo-performance. L’obiettivo-risultato è caratterizzato dal fatto che il suo raggiungimento dipende dalla propria performance e da variabili non controllabili del contesto.

Tutti gli obiettivi sono, in una certa misura, dipendenti da variabili imprevedibili nel contesto: un’azienda che vuole incrementare il suo fatturato non può sapere bene in futuro come si comporteranno concorrenti e consumatori, uno studente universitario sa che l’esito di un esame orale dipende anche dall’umore che il prof. ha quel giorno, per non parlare dello sport, in cui l’esito di una gara dipende in parte dagli avversari, dall’arbitraggio…

Gli obiettivi-risultato (migliorare il fatturato, prendere 30 e lode, vincere il torneo..) sono estremamente motivanti, ma all’atto pratico possono portare ansia e sperpero di energie, nella misura in cui si concentra parte dell’attenzione sugli aspetti  al di fuori del proprio controllo.

Che fare quindi? Mantenere il desiderio, la mèta finale presenti nell’obiettivo-risultato, ma concentrare i propri sforzi solo su su ciò che possiamo fare con le nostre azioni, sul processo creativo che le precede e le alimenta, in poche parole focalizzarsi su un obiettivo-performance.

Come formulare un buon obiettivo-performance? Prendere carta e penna e mettere i propri propositi nero su bianco è un buon inizio, perché aiuta a concentrarsi e stimola il processo creativo. (la creatività non è roba solo da artisti, ma di questo parlerò in un altro post). Se vi annoia l’idea di scrivere un po’ su un quaderno (al pc non vale), avete già un segnale di quanto scarsa sia in realtà la vostra motivazione.

Inquadrato il desiderio, controllate che l’obiettivo performance sia formulato in positivo, cioè in maniera costruttiva: è stato dimostrato che un obiettivo così formulato risulta più motivante di un obiettivo evitante: “voglio migliorare il rapporto con la mia collega” funziona meglio di “voglio smettere di litigare con la mia collega”, “voglio completare nei tempi gli studi universitari” è decisamente meglio di “non voglio andare fuori corso”.

Prendetevi tutto il tempo per capire cosa è (o può diventare, con una buona strategia) sotto il vostro controllo e cosa no.

Chiedetevi se le vostre potenzialità possono esservi utili per il raggiungimento dell’obiettivo, e in quale specifico modo.

(sarebbe grave se un proposito che vi sta a cuore stonasse con le vostre potenzialità, vedi sopra)

Appurato che vi apprestate a indirizzare la vostra attenzione, creatività, energia verso ciò che potete controllare, raffinate ulteriormente la costruzione del vostro proposito ponendovi (sempre per iscritto) queste domande classiche “da coach”:

  • è davvero abbastanza stimolante per me?
  • è realistico?
  • quanto tempo mi do (e penso che serva) per raggiungerlo?
  • posso raggiungerlo in maniera graduale (senza pretendere all’inizio uno sforzo insostenibile, che sarebbe scoraggiante)?
  • è un obiettivo che non entra in conflitto con altri miei obiettivi dichiarati o impliciti?

se la risposta alle domande sopra è SI, continuate con le seguenti:

  • con quale tabella di marcia misurabile posso monitorarlo? cioè:
    • posso quindi in qualche modo quantificare i progressi che faccio per raggiungerlo?
      • Come? Ogni quanto?
  • è un obiettivo che rispetta non solo i miei valori, ma il prossimo, l’ambiente, la legge?
  • su quali alleati e risorse materiali posso contare da subito o in prospettiva?
  • Quali ostacoli o imprevisti potrei dover affrontare?  e come li affronterò?

E quindi, passate all’azione!

Monitorate i progressi e le difficoltà, sempre per iscritto, correggete la tabella di marcia se necessario, verificate in corso d’opera se le risposte alle domande sopra sono coerenti con quelle date all’inizio, prendete gli errori come fonte d’insegnamento per correggervi, e quando fate passi avanti, compiacetevene e celebrateli!


per saperne di più: C. A. Miller, Creating your best life, Sterling

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3 pensieri su “BUONI PROPOSITI D’INIZIO SETTEMBRE: COME FORMULARLI PER REALIZZARLI

  1. Si parlava proprio di questo con i colleghi al rientro dalle ferie. Talora, peró, i buoni propositi sono tanti, ma i ritmi lavorativi non ne consento la realizzazione. Ad esempio, si vorrebbe migliorare la propria formazione per migliorare il proprio lavoro e avanzare la carriera, ma proprio il lavoro non ci lascia il tempo di formarci. Si entra in un circolo vizioso piuttosto frustrante..

    • Già, e al netto dell’orario di lavoro va considerato il tempo che dedichiamo a cose da fare della quotidianeità, inderogabili. Certo è che all’interno di una cornice di buone regole come quelle che ho elencato occorre trovare la formula specifica che fa al caso proprio. Ciò richiede soprattutto creatività, motivazione, e aggiungo qui conoscenza delle possibilità. Nel caso della formazione per la propria crescita professionale, laddove la propria azienda non provveda, esistono ad esempio realtà online collaudate, referenziate e certificate. Mi riferisco sia ad alcune Università online (non tutte) che ormai non hanno nulla da invidiare a quelle fisiche, ma anche a piattaforme come Coursera, che spesso addirittura gratuitamente, offre interessantissimi corsi organizzati da università di tutto il mondo. A quel punto ci si può formare anche da casa! E se una materia interessa, un po’ per volta l’energia e la lucidità le si trovano anche al termine di una giornata di lavoro. Abbiamo tutti più energia di quanto crediamo, ma la possiamo attivare solo se spinti dalla motivazione e dal desiderio di appagamento del nostro potenziale. Questo dei corsi online è solo un esempio, non un consiglio: un buon Coach non ne da e lavora con i clienti affinché siano loro a scoprire la soluzione migliore al proprio problema, all’interno della cornice metodologica che il Coaching fornisce. Comunque, in ogni caso, coraggio con carta e penna! 🙂

  2. Pingback: CHE COSA SIGNIFICA FAR FIORIRE LA PROPRIA VITA? – COACHING UMANISTICO

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