2 MITI DA ABBATTERE SULLA FELICITÀ

A parlare di felicità bisogna stare attenti, da un lato perché si rischia di venir confusi con i guru new age che periodicamente sfornano ricette tanto opportunistiche quanto campate per aria, dall’altro perché, specialmente nel contesto italiano, fatto di pseudo-furbizia e disincanto, si corre il rischio di passare per ingenui.

Quello che in pochi sanno è che esistono ricerche sperimentali su COME incrementare la propria felicità, ed hanno prodotto risultati spettacolari negli ultimi anni.

A riguardo, uno dei pionieri è Sonja Lyubomirsky, che insegna e svolge attività di ricerca in California. Uno dei meriti del suo lavoro è aver smontato empiricamente molti falsi miti sulla felicità. Vediamone 2:

1: LA FELICITÀ È UNA QUESTIONE DI PREDISPOSIZIONE GENETICA: O CE L’HAI O NON CE L’HAI: Molti studi, la gran parte fatti su gemelli identici (monozigoti) separati alla nascita, hanno evidenziato che la “predisposizione” ad essere felici incide per il 50% sul nostro benessere.

2: LA FELICITÀ DIPENDE DALLE CIRCOSTANZE: Questo forse è un mito ancora più difficile da abbattere. “Sarò felice quando/se…” “non posso essere felice finché/perché ho/perché non ho…”(completate a vostro piacimento), se pensate spesso a una di queste frasi, sappiate che avete una convinzione sbagliata e pesantemente limitante. Le circostanze incidono il 10% sulla qualità della nostra vita (salvo eccezioni gravissime, e penso a livelli di gravità come ad esempio l’essere deportati in un campo di concentramento); ciò dipende dall’hedonic treadmill (o adattamento edonistico), una peculiarità del nostro cervello che meriterà un articolo a se e che qui posso sintetizzare così: sia alle cose belle che ci accadono, quelle per cui abbiamo sudato e quelle che “ci capitano”, sia a quelle negative, dopo un picco iniziale, rispettivamente di felicità o tristezza, comunque ci abituiamo, e la loro incidenza nel medio lungo-periodo diventa minima. Il 10%, appunto.

I più veloci di voi a calcolare le percentuali avranno notato che siamo al 60% di impatto complessivo sulla felicità: 50% di predisposizione genetica + 10% di circostanze.

Il restante 40%?

Dipende interamente dallo sforzo intenzionale per essere felici*, ciò significa che anche se non siete predisposti a sprigionare benessere da tutti i pori, se anche le circostanze non sembrano le migliori, comunque potete accrescere il vostro benessere, la vostra felicità.

Ma che significa sforzo intenzionale? Significa 1) trovare le modalità migliori per ciascuno di cambiare e gestire il proprio stato mentale e poi 2) scegliere attività che calzino con i propri interessi, valori, desideri aggirando l’abitudine all’adattamento che abbiamo di default.

Tutto ciò non è più facile o difficile di scegliere di curare il corpo attraverso l’attività fisica regolare, è importante cioè considerare il nostro stato mentale come un muscolo da allenare, e regolarsi di conseguenza.

Come farlo nello specifico sarà oggetto di uno o più post prossimamente 🙂


*Nb: Allenare la felicità è una tipica attività di coaching. Con un coach è facile trovare le attività che calzino meglio allo scopo di essere più felici. I numeri sulla felicità esposti sopra sono tratti, per chi voglia approfondire, dai testi di Sonja Lyubomirsky, ad oggi solo in inglese, che a loro volta rimandano a centinaia di ricerche sperimentali.

Le percentuali sono valide per persone che non soffrono di depressione, per queste ultime occorre innanzitutto un trattamento psicoterapico e/o farmacologico. Comunque è possibile affiancare alla terapia un percorso di “happiness training”; inoltre l’allenamento della felicità risulta molto efficace per chi ha concluso con successo una terapia e però sente di non sapere bene come usare le forze ritrovate/scoperte, cosa che accade spesso.

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Un pensiero su “2 MITI DA ABBATTERE SULLA FELICITÀ

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