I FALSI MITI SUL LINGUAGGIO DEL CORPO

“Il linguaggio del corpo non mente” ripete Tim Roth nella serie tv Lie to me. In alcune librerie il reparto di psicologia spesso ha una sottosezione esclusivamente dedicata ai libri sull’argomento, che evidentemente vanno a ruba.

Del resto, l’idea di capire cosa passa davvero nella testa di qualcuno solletica un desiderio di potere e controllo che può tranquillamente attraversare il manager nei confronti dei colleghi, la partner sospettosa del proprio compagno, il genitore preoccupato, l’invitato che vuole fare colpo ad una cena. Tutti ruoli, questi, che peraltro può ricoprire la medesima persona in momenti diversi della giornata…

Sembra dunque un buon investimento studiare il linguaggio del corpo. Lo è davvero? La risposta è “si” soltanto se è chiaro cosa il corpo può dirci.

In sintesi: il linguaggio del corpo ci comunica emozioni e stati d’animo reali se davvero sappiamo interpretarlo, ma NON le motivazioni che stanno dietro a quegli stati d’animo.

Un paio di esempi: parlate con una persona conosciuta da poco e il suo linguaggio del corpo è il seguente: è tesa muscolarmente e si sfrega compulsivamente il lobo dell’orecchio destro, segnali inequivocabili di nervosismo, ok, ma sul perché il suo linguaggio del corpo non potrà dirvi nulla: può darsi che:

  1. voi la mettiate in soggezione sia 1a) perché vi stima, 1b) perché vi teme, 1c) perché vi conosce da pochissimo, 1d) un mix delle precedenti, 1e) perché non le piacete (c’è anche questa possibilità, ma è una delle tante)…
  2. che quella persona sia in ansia per motivi che non dipendono da voi, tipo: 2a) perché pensa che le sta scadendo il parcheggio e ha paura di trovare una multa tornando alla macchina 2b) perché deve andare in bagno.

Ancora, chiedendo a un adolescente se ha fatto i compiti può darsi che il “si” che chiaramente cerchiamo come risposta sia accompagnato da segnali corporei di disagio e dal portarsi la mano alla bocca: questo, se avete capito ciò che voglio dire, non significa che sta mentendo necessariamente, in quanto invece potrebbe essere solo preoccupato:

  1. per la qualità dei compiti fatti
  2. perché mentre vi sta rispondendo è assalito dal dubbio di essersi dimenticato di fare qualcosa
  3. etc. etc.

Insomma, giungere a conclusioni affrettate seguendo la comunicazione non verbale è non solo superficiale ma anche pericoloso, perché da un’interpretazione frettolosa e sbagliata può innescarsi un circolo vizioso di fraintendimenti a danno della relazione.

Il linguaggio del corpo non mente sulle emozioni, ma non dice nulla sulle motivazioni che le determinano” è una frase troppo più lunga e poco televisiva di quella pronunciata da Tim Roth in Lie to me, ma è decisamente più onesta.

 

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