IL COACHING: UNA DEFINIZIONE

 

Il coaching è una disciplina ancora relativamente poco conosciuta in Italia, sinteticamente possiamo definirlo:

  1. Un metodo di allenamento mentale: l’obiettivo di un coach è rendere il cliente consapevole delle proprie peculiari potenzialità, delle sue leve motivazionali, della sua concezione di felicità, e quindi consentirgli di valorizzarle nel rapporto con se stesso, nelle relazioni, nel contesto professionale, o scolastico se il cliente è uno studente o una studentessa.
  2. Un metodo di sviluppo costruito su una relazione facilitante tra il coach e il cliente, finalizzato alla realizzazione di obiettivi concreti-misurabili da raggiungere attraverso un piano d’azione.

Il coaching basato sull’evidenza, cioè supportato teoricamente ed empiricamente dalla ricerca scientifica degli ultimi anni, intercetta un’esigenza che la psicologia ha evidenziato sin dagli anni ’90 del XX secolo: capire come valorizzare il potenziale umano. Riprendendo in parte le riflessioni di due importanti coach italiani (Panniti, Rossi), possiamo dire che scopo del Coaching è:

  • Occuparsi delle risorse, dei valori e delle potenzialità degli individui e delle organizzazioni, e non delle carenze e dei deficit, se non per risolverli attraverso le potenzialità stesse
  • Migliorare il rapporto delle persone col proprio futuro, in una sorta di life design che stimoli a vivere in modo soddisfacente o persino esaltante e non aggiustare i danni del passato che ancora infestano il presente
  • Cercare di rendere le vite normali più soddisfacenti, e non le vite infelici meno infelici, anche fornendo gli strumenti per acquisire competenze (skills) quali capacità di comunicare efficacemente, apprezzare e poi risolvere i problemi, gestire il proprio tempo…

Ok, questo è il coaching in generale, ma perché il blog si chiama coaching umanistico?

Il coaching classico “all’americana” è focalizzato esclusivamente sulla performance d’eccellenza. Il coaching umanistico, pur mantenendo l’attenzione sul risultato ottimale (qualsiasi cosa esso significhi per il cliente che vuole raggiungerlo, nel rispetto della propria e altrui integrità), la contestualizza considerando la persona nella sua complessità e nel contesto storico-sociale in cui è calata. Inoltre, il coaching umanistico  vuole essere un metodo d’allenamento della coscienza come strumento di crescita, perché essa, il fatto di avere una coscienza è, in base alle conoscenze che ad oggi abbiamo, ciò che ci distingue più nettamente dagli altri animali.

In conclusione, la metodologia del coaching può, quindi essere applicata nella vita privata e nei contesti professionali, con adulti e adolescenti (ma non, a mio avviso, con i bambini, perché in generale, al di sotto della soglia dell’adolescenza la maturazione cognitiva che serve ad essere clienti attivi non è ancora completa).

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